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Lascia fare all’universo

lascia fare all'universo

Lascia fare all’universo

La prima volta che ho letto la frase Lascia fare all’universo non mi è piaciuta.
Ricordo di aver pensato:
“Ma come lascia fare l’universo? Sono io che decido che cosa fare della mia vita!”
Ho interpretato questa frase quasi come un invito a non prendermi cura della mia stessa esistenza, a disinteressarmene, a subire gli eventi.

Più tardi ne ho capito il vero significato: lasciar fare all’universo non comporta non assumermi le mie responsabilità o non prendere le mie decisioni, ma significa comprendere e accettare che non ho il controllo su tutto, non posso decidere tutto, programmare tutto, non mi è possibile avverare ogni mio desiderio, realizzare ogni mio progetto. Non è proprio possibile, per nessuno lo è.

I fallimenti e gli insuccessi, così come le sofferenze, fanno parte della vita e possono insegnarmi qualcosa.

“Mai avere rimpianti: se è andata bene è meraviglioso, se è andata male è esperienza. Ogni volta che cadi raccogli qualcosa.”
(Oswald Theodore Avery, medico canadese)

Ecco, posso imparare da ogni esperienza e posso raccogliere qualcosa sempre, anche dopo che sono caduta.

Lasciar fare all’universo non significa quindi aspettare passivamente. Lasciar fare all’universo significa innanzi tutto notare e osservare tutte le cose meravigliose che avvengono senza la nostra vigilanza, senza la nostra volontà, senza la nostra intenzionalità. Ogni istante dentro e fuori di noi si verificano eventi incredibili e talvolta inspiegabili e spesso ce ne dimentichiamo o cadiamo nella pretesa e forse anche nella superbia di pensare di essere noi gli artefici, talvolta magari indiretti, di tanta magnificenza. Non è così.

Se si analizza con attenzione ciò che ci spinge ad agire, ci si accorge che la smania di fare è spesso motivata dall’ansia, dall’incapacità di non fare. È più difficile non fare che fare, stare fermi che muoversi, perché agendo ci sentiamo attivi, riduciamo – o così ci sembra – l’inquietudine, l’incertezza, l’angoscia. Ma questo alla lunga non fa che peggiorare, in quanto le cose da “tener a bada” e di cui occuparci aumentano. E finiamo per esserne sempre più schiacciati.

Si rischia di eccedere o nell’inattività o nell’iperattività; non sembrerebbe, ma tra agire e non agire esiste una sfumatura tenue. Si tratta, in realtà, di agire e di non agire al tempo stesso: portare avanti le attività che voglio (e devo), scegliendo il momento più favorevole e la modalità più consona, e non avere le pretesa di governare il resto… senza voler dirigere né le une le altre in realtà, né quelle che faccio né quelle che lascio fare all’universo. L’ideale sarebbe non provare a controllare proprio nulla. Imparare a lasciar andare.

Il concetto di lasciar fare all’universo prevede la lucida realizzazione e la benevola accoglienza di ciò che è, senza voler necessariamente modificare lo stato delle cose, ma al tempo stesso tenendo a mente ciò che siamo e ciò che ogni giorno vogliamo essere ed essendo quindi ben saldi, ben centrati, ben ancorati a noi stessi e al nostro insieme di valori e credenze.

A volte è utile e liberatorio lasciar fare, come quando qualcuno si prende carico di un problema al posto nostro. Un grande sollievo. Noi apprezziamo troppo poco il fatto che l’universo sia questo qualcuno o qualcosa che porta avanti le cose. Non siamo abituati a delegare, non ci fidiamo nemmeno dell’universo! Non è un peso o un’imposizione o (solo) un’attesa, ma una liberazione, una gioia, un dono.

Se è vero che c’è un tempo per ogni cosa, se è vero che le persone e le situazioni arrivano nel momento “giusto” per noi, nel momento in cui siamo pronti ad accettarli e a migliorare con essi, è altrettanto vero che forzarle e volerle indirizzare per una strada che noi riteniamo “migliore” ha davvero poco senso.
Anche perché la vita ci insegna che i nostri progetti spesso non vanno come ci eravamo aspettati e prendono una direzione che non avevamo previsto affatto. Questo è sicuramente disarmante e può fare molta paura, ma, se si riesce a vedere in un’ottica positiva, è anche straordinario e sorprendente.

“Viaggiare rende modesti. Ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo.”
(Gustave Flaubert)

Essere consci del minuscolo puntino che siamo rispetto all’immensità, dovrebbe farci restare almeno un momento incantati ad ammirare con stupore e con curiosità quello che l’universo ci regala e che il destino ci riserva, pronti a recepirlo, ad abbracciarlo e ad apprezzarlo, per quanto in certi momenti sembri impossibile. In questo caso occorrerebbe distaccarsi dal giudizio, dalla tendenza che quasi sempre abbiamo a valutare le situazioni e gli avvenimenti: belli o brutti, positivi o negativi, felici o tristi. Sarebbe magnifico imparare a dare fiducia all’universo, nella convinzione che ci culli, ci sostenga, ci guidi. Sempre che ci facciamo cullare, sostenere e guidare.

Mi piace pensare alle opportunità che si presentano sul nostro cammino come a semi che cadono vicino a noi: alcuni moriranno, ma altri attecchiranno. Occorre dare tempo (e nutrimento) ai semi per germogliare.
Nel tempo tutto ha significato, anche le pause.


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

(Elli Michler)